venerdì 17 febbraio 2017

Due cru di Dolcetto di Ovada:
Le Olive de La Vigna dei Caccia
e Vigneto Ninan di Rossi Contini:
appunti dalla serata del 15/04/2016

Ebbene sì: dopo venti serate dedicate all’Oltrepò Pavese, OltreLaStoria ha deciso per il ventunesimo appuntamento di scollinare e andare fuori zona, anzi fuori regione. In realtà, si è trattato di un’escursione piuttosto breve e pure abbastanza coerente dal punto di vista territoriale, dato che ci siamo spostati appena al di là del confine con il Piemonte, nelle colline dell’alessandrino, dove nasce il Dolcetto di Ovada. La sollecitazione è venuta dall'amico Giuliano Boni di Vinidea, e questo ci ha permesso di andare a conoscere più da vicino una denominazione inevitabilmente schiacciata dalla notorietà di tanti altri vini rossi piemontesi, e dello stesso Dolcetto prodotto in zone più note come le Langhe.


I vini prodotti nell’ovadese da uva dolcetto rientrano in due denominazioni: la DOC Dolcetto di Ovada, istituita nel 1972, e la DOCG Dolcetto di Ovada Superiore (o Ovada), ottenuta nel 2008 e riservata ai vini con invecchiamento minimo di 30 mesi e rese di produzione più basse. La nascita della DOCG segna la volontà di una parte delle aziende ovadesi di rovesciare agli occhi del pubblico l’immagine di “vinelli di pronta beva, non svettanti, spesso raso terra, fatte poche eccezioni”, e affermare invece le peculiari qualità enoiche del Dolcetto di Ovada (se lavorato con la dovuta cura) e la sua vocazione all’invecchiamento. Questa dunque la (complicata) missione del Consorzio dell'Ovada DOCG: far diventare un punto di riferimento dell’enologia piemontese un vino attualmente considerato nelle sue migliori espressioni un outsider. E anche noi di OltreLaStoria contribuiamo volentieri all’impresa, ospitando al Prato Gaio l'azienda La Vigna dei Caccia con il suo Le Olive e l'azienda Rossi Contini con il Vigneto Ninan, protagonista della nostra verticale.


La serata inizia dal cru Le Olive, ora di proprietà dell’azienda La Vigna dei Caccia, ma celebre in passato per essere stato coltivato da quel personaggio poliedrico e straordinario, caro a Luigi Veronelli e Mario Soldati, che fu Pino Ratto, farmacista, jazzista e vignaiolo protagonista sulla scena ovadese per oltre trent’anni.


Questo Dolcetto - alla sua seconda vendemmia - ora è un po’ rustico, sincero, tra l’altro proveniente da un’annata non certo felice, ma Pietro Caccia Dominioni, che ha recuperato lo storico vigneto, ha l’entusiasmo giusto - e il supporto di Annalysa Rossi Contini – per ridargli il lustro che merita.


La storia di Annalysa Rossi Contini inizia invece nel 1989 con l'acquisto della vigna Ninan sulla collina di San Lorenzo a Ovada, unanimemente considerata uno dei migliori cru della zona. Da subito, l'azienda Rossi Contini, gestita da Annalysa insieme al marito Fabio, ha scommesso sulla vocazione all'invecchiamento dell'Ovada DOCG: scommessa consapevole, e vinta, come hanno poi testimoniato le numerose verticali di Vigneto Ninan che si sono tenute negli anni.


Scopriamo anche noi, dunque, il Ninan, che nasce da una vigna di oltre 40 anni, su terra marnosa con esposizione sud e riposa per un minimo di 18 mesi in botti di rovere da 25 ettolitri per poi affinarsi almeno altri 12 mesi in bottiglia. Il Vigneto Ninan 2011 si apre lentamente e si rivela pastoso, profondo, profumato di cacao, frutti di bosco, liquirizia. Una bella sfida per il salame di testa e la focaccia di ciccioli serviti come antipasto. Nella degustazione in azienda avevamo assaggiato anche l’annata 2012, ma ci era sembrata ancora troppo giovane e ruvida, a dimostrazione del fatto che questo Dolcetto è un vino dalla lenta e lunga evoluzione.


Il Vigneto Ninan 2010 ha ancora tannini esuberanti, pur di fine grana, è molto profumato di visciola e amarena, è vibrante, teso, minerale; c’è la parentela con il precedente ma c’è anche la differenza fra le due vendemmie. Su questo vino più fresco e spigoloso abbiamo azzardato un abbinamento con crema di piselli al profumo di basilico con crostini di pane al burro e freguglie di aringa affumicata che abbiamo trovato soddisfacente.


Salto netto di annata col Vigneto Ninan 2007: sorprendentemente fragrante a quasi dieci anni dalla vendemmia, ha colore più chiaro, la mineralità spiccata data dai terreni bianchi, le spezie, la marasca, la violetta, una complessità ampia e matura e sensazioni quasi piccanti. Un vino che quasi prevarica il risotto con ragù di coniglio preparato da Daniela Calvi con la consueta maestria.


Ancora indietro nel tempo ed ecco il Vigneto Ninan 2003, annata calda, vino evoluto, frutto maturo, una lieve nota di ossidazione che non disturba più di tanto visto il nerbo inaspettato che sostiene l’intelaiatura; alcol, struttura, un Dolcetto certo anomalo ma molto interessante, degno compagno della lepre in dolceforte che conclude la parte godereccio-didattica della serata. Il guazzetto di fragole con gelato e scaglie di cioccolato è un vizio supplementare per i fortunati convenuti.

Francesco Beghi

A causa dell'assenza (giustificata) del nostro Mauro Rossini, abbiamo utilizzato fotografie presenti sui seguenti siti: World Wine Passion, La Terra Trema, pagina Facebook dell'azienda La Vigna dei Caccia, sito dell'azienda Rossi Contini e Vivino. Grazie, infine, a Fabio Contini per la collaborazione.

martedì 27 settembre 2016

7 ottobre 2016:
il Brut Millesimato
dell'azienda Monsupello
di Torricella Verzate



"Che cos'è la vita se non spumeggia il vino?", recita il titolo di un libro di Fabrizio Bernini sulla storia della vitivinicoltura in Oltrepò Pavese. E dunque, nel primo appuntamento della stagione 2016-2017, a OltreLaStoria torneremo a degustare le bollicine dell'azienda Monsupello di Torricella Verzate, celebrando la qualità del Brut Millesimato. Questo Metodo Classico della famiglia Boatti, infatti, ha da poco aggiunto al suo già ricco palmarès un ulteriore riconoscimento, ottenendo per la quarta volta i Tre Bicchieri del Gambero Rosso. In pieno accordo con l'azienda, abbiamo deciso di comporre la nostra verticale con tutti e quattro i millesimi premiati con i Tre Bicchieri nel corso degli anni. Ad aggiungere ulteriore carattere di eccezionalità alla serata ci penserà Marco Bertelegni, bravissimo enologo di Monsupello, con una sorpresa.


Scrivendo di Monsupello, è sempre doveroso ricordare la figura di Carlo Boatti. Scomparso nel gennaio del 2010, Boatti è stato artefice della crescita dall'azienda di Torricella Verzate nella seconda metà del Novecento. È sua, infatti, all'inizio degli anni Ottanta, la decisione di puntare sul Metodo Classico e di perseguire la via della qualità assoluta, scelte che faranno di Monsupello uno dei marchi di riferimento della spumantistica oltrepadana e nazionale. Nel 1984, su impulso di Boatti, nasceranno il marchio collettivo Classese e la relativa associazione per identificare, tutelare e promuovere il Metodo Classico dell'Oltrepò Pavese. Negli anni, tuttavia, l'associazione perderà di importanza e dal millesimo 2008 il marchio Classese scomparirà dall'etichetta del Brut Millesimato, che adotterà l'indicazione generica VSQ come gli altri Metodo Classico di Monsupello.

Ecco, infine, il menu proposto da Giorgio Liberti e Daniela Calvi.

Venerdì 7 ottobre 2016 - Ore 20.30
Il Brut Millesimato di Monsupello:
verticale di quattro annate


Insalata tiepida di baccalà, patate, ceci,
porro croccante e olio al ginepro
Brut Millesimato VSQ 2011

Farsulè di robiola di capra con fonduta di pere
Brut Millesimato VSQ 2008

Tortelli di zucca, amaretti e mostarda di Voghera
con funghi porcini freschi
Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero DOC
Classese Brut Millesimato 2006


Faraona disossata
con ripieno tradizionale della Valle Versa
Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero DOC
Classese Brut Millesimato 2004


Zuppetta di cachi
con infusione di cioccolato fondente e gelato alla cannella

La serata è proposta a 50 euro (tutto compreso).
I posti sono limitati e la prenotazione è indispensabile.
Per informazioni e prenotazioni: 0385.99726 (Ristorante Prato Gaio).

OltreLaStoria è un progetto di Matteo Berté, Francesco Beghi, Giorgio Liberti e Roger Marchi.

Roger Marchi

martedì 26 luglio 2016

I vini da uva mornasca
dell'azienda Cascina Gnocco
appunti dalla serata del 26/02/2016

La ventesima serata di OltreLaStoria ha rappresentato qualcosa di unico e particolarmente emozionante. Perché unico al mondo, nel senso letterale del termine, è stato il vino protagonista della nostra cena-degustazione. Ed emozionante perché ho avuto l’onore di veder nascere e crescere questo vino nell’azienda Cascina Gnocco di Nino Cuneo e di suo figlio Fabio sin dagli albori, dieci anni fa circa, con ripetute visite in azienda, assaggi dalla botte e considerazioni varie. Il tutto quando il vino non aveva ancora un nome e l'uva di Mornico (come era chiamata allora) non era ancora inserita nell’elenco dei vitigni autorizzati nella provincia di Pavia nonostante sia provata la sua presenza come vitigno autoctono in zona sin dall’Ottocento.

Ora il vino il nome ce l’ha – Orione – e dal 2010, grazie al lavoro congiunto con Laura Rustioni e Osvaldo Failla dell’Università di Milano, anche il vitigno è autorizzato, con il nome di mornasca. In questo post di Roger Marchi trovate maggiori approfondimenti sull’iter che ha portato al recupero di questo vitigno.

Il mio compito, invece, è quello di raccontare la serata del 26 febbraio. Buona presenza di pubblico, ma non il tutto esaurito: sicuramente un’occasione perduta per approfondire la conoscenza del territorio. È stato un grande piacere rivedere Giuliano Pozzi, ex presidente del Consorzio di Tutela Vini dell'Oltrepò Pavese e grande conoscitore delle cose buone del territorio oltrepadano, e il bravo Marco De Tomasi del blog Vitis, che ancora una volta è venuto dal Veneto in Oltrepò Pavese alla ricerca di storie esemplari da raccontare.

Ad aprire le danze non è però l’Orione bensì il Metodo Classico Brut Rosé ottenuto sempre dalla mornasca, un esperimento iniziato nel 2009. Da uve del millesimo 2011, 24 mesi sui lieviti, profumi netti di piccoli frutti rossi – il mirtillo come segno distintivo - e semi di melograno, una bocca robusta e pastosa con un residuo zuccherino avvertibile e la pienezza data da un’uva che non stenta a farsi riconoscere. Abbastanza rustico, se vogliamo, e dunque ben accompagnato al cotechino con sformato di lenticchie rosse.

Si passa poi all’Orione, il vero protagonista della serata. In degustazione abbiamo le annate prodotte con la mornasca del vecchio vigneto dell'azienda: la 2005 affinata in tonneau per un anno e la 2007 e 2008, affinate in parte in acciaio e in parte in legno. Si parte con l'Orione 2008, l'annata attualmente in commercio, e già questo dice molto sulle potenzialità di invecchiamento dell'Orione.

All’assaggio, infatti, sembra ancora fin troppo giovane, con il mirtillo proprio del vitigno, note di tabacco e spezie, anche sentori piacevolmente floreali, il tannino ben maturo ma ancora molto vivo e abbondante, una sensazione complessiva di equilibrio non ancora raggiunto. Tempo al tempo. Piacevole, per quanto azzardato, l’abbinamento con la crema di fagiolini dell’occhio della Lomellina con crostini di pane al burro, freguglie di aringa affumicata e olio extravergine d’oliva.

L’Orione 2007 è parso subito più espansivo, con un frutto più aperto, fragrante, inconfondibile nella sua tipicità, accompagnato da note balsamiche e da una bella speziatura fine; robusto in bocca, pieno, ben evoluto, saldo nel sostegno acido, lungo e preciso nel finale, lascia la sensazione di quei vini che stanno raggiungendo la maturità e la potranno mantenere per diversi anni. Abbastanza preponderante sul buonissimo risotto alla zucca e porcini secchi di Daniela Calvi (applauso in sala).

Ed eccoci all’Orione 2005, all'epoca affinato interamente in tonneau per un anno. Lo riassaggio con curiosità dopo parecchi anni, e lo ritrovo intatto, evoluto certo, aperto in un ventaglio di profumi dove il mirtillo base lascia spazio ad altre, intriganti sfumature di frutti maturi e di erbe aromatiche, la bocca intensa e densa di fascino, armonica, viva, profonda. Degno compare del cinghiale in salmì con polenta.

La bavarese al mandarino con crumble di frutta secca è solo un corollario conviviale che mi permette di dare la parola a Laura Rustioni la quale racconta, con il calore e la passione che le sono propri, la sua storia d’amore con l’uva mornasca e il lavoro che l’ha portata a far emergere, assieme alla famiglia Cuneo, questa nuova realtà di un territorio che non finisce mai di riservare sorprese.

Francesco Beghi

Rinagraziamo Mauro Rossini per le fotografie


lunedì 16 maggio 2016

27 maggio 2016:
il Riesling Gli Orti
dell'azienda Frecciarossa
di Casteggio

Giunta al suo ventiduesimo appuntamento, OltreLaStoria torna a Casteggio per proporvi, dopo il Landò de Le Fracce, un altro Riesling in purezza che va sicuramente annoverato fra i classici dell'Oltrepò Pavese. Protagonista della serata del 27 maggio prossimo sarà dunque il Riesling Gli Orti di Frecciarossa, azienda ricca di storia, che può vantare anche una lunga (e forse unica) tradizione nella coltivazione del nobile vitigno tedesco in terra oltrepadana.

Già negli anni Venti del Novecento, infatti, il riesling renano era impiegato in una delle quattro storiche etichette aziendali, La Vigne Blanche, vino che conobbe un grande successo internazionale e che venne prodotto fino agli anni Settanta quando una legge comunitaria vietò l'uso di nomi francesi in etichetta.

Il Riesling Gli Orti, prodotto con le uve del vigneto omonimo sotto la guida tecnica di Franco Bernabei fino al 2001 e di Gianluca Scaglione successivamente, inizia invece la sua storia nel 1990 come Riesling Renano, per poi diventare solo Riesling e finalmente assumere il nome attuale nel 2002, contemporaneamente al restyling dell'etichetta.

Grazie alla cortesia e disponibilità di Valeria Radici Odero, che guida oggi l'azienda, e alla meritoria presenza di un notevole archivio di bottiglie, Francesco Beghi ha potuto ripercorrere buona parte della storia del Riesling Gli Orti: otto annate in successione (dal 2014 non ancora in commercio al 2007), poi una puntata nei primi anni duemila (2002 e 2001) e infine un salto vertiginoso nel 1990.

Una verticale di notevole ampiezza che ha mostrato un'indubbia costanza qualitativa - confermata quest'anno dall'approdo alle finali dei Tre Bicchieri del Gambero Rosso e dall'Oscar Berebene - e che ha ribadito le peculiarità de Gli Orti. Un Riesling, come ha sottolineato Cristiano Garella (il giovane enologo che affianca Scaglione dal giugno 2014), che nasce in prima collina non su classici terreni marnosi, ma su un suolo di argilla rossa dal quale deriva una peculiare nota ferruginoso-ematica rintracciabile fra quelle di erbe aromatiche e macchia mediterranea (salvia, rosmarino, cisto) altrettanto tipiche di questo vino. Sul punto, potete leggere le note di degustazione degli amici Alberto Alfano e Vittorio Barbieri in un eccellente articolo del blog RieslinGarten, nel quale raccontano la loro verticale del 2014. Ecco, infine, il menu proposto da Giorgio Liberti e Daniela Calvi.


Venerdì 27 maggio 2016 - Ore 20.30
Il Riesling Gli Orti di Frecciarossa:
verticale di cinque annate


Duls in brüsc (petto di pollo lessato con salsa agrodolce)
Oltrepò Pavese Riesling DOC Gli Orti 2013

Crema di cipolle bianche con baccalà, capperi e salsa di acciughe
Oltrepò Pavese Riesling DOC Gli Orti 2011

Risotto alle erbe di campo
Oltrepò Pavese Riesling DOC Gli Orti 2008

Faraona disossata con ripieno tradizionale della Valle Versa
Oltrepò Pavese Riesling DOC Gli Orti 2002

Zuppetta di ananas profumata allo zenzero
con sorbetto di arancia e melissa

...e infine un assaggio di un'autentica rarità
Oltrepò Pavese Riesling DOC Gli Orti 1990

La serata è proposta a 50 euro (tutto compreso).
I posti sono limitati e la prenotazione è indispensabile.
Per informazioni e prenotazioni: 0385.99726 (Ristorante Prato Gaio).

OltreLaStoria è un progetto di Matteo Berté, Francesco Beghi, Giorgio Liberti e Roger Marchi.

Roger Marchi