martedì 26 luglio 2016

I vini da uva mornasca
dell'azienda Cascina Gnocco
appunti dalla serata del 26/02/2016

La ventesima serata di OltreLaStoria ha rappresentato qualcosa di unico e particolarmente emozionante. Perché unico al mondo, nel senso letterale del termine, è stato il vino protagonista della nostra cena-degustazione. Ed emozionante perché ho avuto l’onore di veder nascere e crescere questo vino nell’azienda Cascina Gnocco di Nino Cuneo e di suo figlio Fabio sin dagli albori, dieci anni fa circa, con ripetute visite in azienda, assaggi dalla botte e considerazioni varie. Il tutto quando il vino non aveva ancora un nome e l'uva di Mornico (come era chiamata allora) non era ancora inserita nell’elenco dei vitigni autorizzati nella provincia di Pavia nonostante sia provata la sua presenza come vitigno autoctono in zona sin dall’Ottocento.

Ora il vino il nome ce l’ha – Orione – e dal 2010, grazie al lavoro congiunto con Laura Rustioni e Osvaldo Failla dell’Università di Milano, anche il vitigno è autorizzato, con il nome di mornasca. In questo post di Roger Marchi trovate maggiori approfondimenti sull’iter che ha portato al recupero di questo vitigno.

Il mio compito, invece, è quello di raccontare la serata del 26 febbraio. Buona presenza di pubblico, ma non il tutto esaurito: sicuramente un’occasione perduta per approfondire la conoscenza del territorio. È stato un grande piacere rivedere Giuliano Pozzi, ex presidente del Consorzio di Tutela Vini dell'Oltrepò Pavese e grande conoscitore delle cose buone del territorio oltrepadano, e il bravo Marco De Tomasi del blog Vitis, che ancora una volta è venuto dal Veneto in Oltrepò Pavese alla ricerca di storie esemplari da raccontare.

Ad aprire le danze non è però l’Orione bensì il Metodo Classico Brut Rosé ottenuto sempre dalla mornasca, un esperimento iniziato nel 2009. Da uve del millesimo 2011, 24 mesi sui lieviti, profumi netti di piccoli frutti rossi – il mirtillo come segno distintivo - e semi di melograno, una bocca robusta e pastosa con un residuo zuccherino avvertibile e la pienezza data da un’uva che non stenta a farsi riconoscere. Abbastanza rustico, se vogliamo, e dunque ben accompagnato al cotechino con sformato di lenticchie rosse.

Si passa poi all’Orione, il vero protagonista della serata. In degustazione abbiamo le annate prodotte con la mornasca del vecchio vigneto dell'azienda: la 2005 affinata in tonneau per un anno e la 2007 e 2008, affinate in parte in acciaio e in parte in legno. Si parte con l'annata 2008, quella attualmente in commercio e già questo dice molto sulle potenzialità di invecchiamento dell'Orione.

All’assaggio, infatti, sembra ancora fin troppo giovane, con il suo esuberante mirtillo proprio del vitigno, note di tabacco e spezie, anche sentori piacevolmente floreali, il tannino ben maturo ma ancora molto vivo e abbondante, una sensazione complessiva di equilibrio non ancora raggiunto. Tempo al tempo. Piacevole, per quanto azzardato, l’abbinamento con la crema di fagiolini dell’occhio della Lomellina con crostini di pane al burro, freguglie di aringa affumicata e olio extravergine d’oliva.

L’Orione 2007 è parso subito più espansivo, con un frutto più aperto, fragrante, inconfondibile nella sua tipicità, accompagnato da note balsamiche e da una bella speziatura fine; robusto in bocca, pieno, ben evoluto, saldo nel sostegno acido, lungo e preciso nel finale, lascia la sensazione di quei vini che stanno raggiungendo la maturità e la potranno mantenere per diversi anni. Abbastanza preponderante sul buonissimo risotto alla zucca e porcini secchi di Daniela Calvi (applauso in sala).

Ed eccoci all’Orione 2005, all'epoca affinato interamente in tonneaux per un anno. Lo riassaggio con curiosità dopo parecchi anni, e lo ritrovo intatto, evoluto certo, aperto in un ventaglio di profumi dove il mirtillo base lascia spazio ad altre, intriganti sfumature di frutti maturi e di erbe aromatiche, la bocca intensa e densa di fascino, armonica, viva, profonda. Degno compare del cinghiale in salmì con polenta.

La bavarese al mandarino con crumble di frutta secca è solo un corollario conviviale che mi permette di dare la parola a Laura Rustioni la quale racconta, con il calore e la passione che le sono propri, la sua storia d’amore con l’uva mornasca e il lavoro che l’ha portata a far emergere, assieme alla famiglia Cuneo, questa nuova realtà di un territorio che non finisce mai di riservare sorprese.

Francesco Beghi

Rinagraziamo Mauro Rossini per le fotografie


I vini da uva mornasca
dell'azienda Cascina Gnocco
appunti dalla serata del 26/02/2016

La ventesima serata di OltreLaStoria ha rappresentato qualcosa di unico e particolarmente emozionante. Perché unico al mondo, nel senso letterale del termine, è stato il vino protagonista della nostra cena-degustazione. Ed emozionante perché ho avuto l’onore di veder nascere e crescere questo vino nell’azienda Cascina Gnocco di Nino Cuneo e di suo figlio Fabio sin dagli albori, dieci anni fa circa, con ripetute visite in azienda, assaggi dalla botte e considerazioni varie. Il tutto quando il vino non aveva ancora un nome e l'uva di Mornico (come era chiamata allora) non era ancora inserita nell’elenco dei vitigni autorizzati nella provincia di Pavia nonostante sia provata la sua presenza come vitigno autoctono in zona sin dall’Ottocento.

Ora il vino il nome ce l’ha – Orione – e dal 2010, grazie al lavoro congiunto con Laura Rustioni e Osvaldo Failla dell’Università di Milano, anche il vitigno è autorizzato, con il nome di mornasca. In questo post di Roger Marchi trovate maggiori approfondimenti sull’iter che ha portato al recupero di questo vitigno.

Il mio compito, invece, è quello di raccontare la serata del 26 febbraio. Buona presenza di pubblico, ma non il tutto esaurito: sicuramente un’occasione perduta per approfondire la conoscenza del territorio. È stato un grande piacere rivedere Giuliano Pozzi, ex presidente del Consorzio di Tutela Vini dell'Oltrepò Pavese e grande conoscitore delle cose buone del territorio oltrepadano, e il bravo Marco De Tomasi del blog Vitis, che ancora una volta è venuto dal Veneto in Oltrepò Pavese alla ricerca di storie esemplari da raccontare.

Ad aprire le danze non è però l’Orione bensì il Metodo Classico Brut Rosé ottenuto sempre dalla mornasca, un esperimento iniziato nel 2009. Da uve del millesimo 2011, 24 mesi sui lieviti, profumi netti di piccoli frutti rossi – il mirtillo come segno distintivo - e semi di melograno, una bocca robusta e pastosa con un residuo zuccherino avvertibile e la pienezza data da un’uva che non stenta a farsi riconoscere. Abbastanza rustico, se vogliamo, e dunque ben accompagnato al cotechino con sformato di lenticchie rosse.

Si passa poi all’Orione, il vero protagonista della serata. In degustazione abbiamo le annate prodotte con le uve del vecchio vigneto misto dell'azienda (13 filari di mornasca e 13 di barbera): la 2005 affinata in tonneaux per un anno e la 2007 e 2008, affinate in parte in acciaio e in parte in legno. Si parte con l'annata 2008, quella attualmente in commercio e già questo dice molto sulle potenzialità di invecchiamento dell'Orione.

All’assaggio, infatti, sembra ancora fin troppo giovane, con il suo esuberante mirtillo proprio del vitigno, note di tabacco e spezie, anche sentori piacevolmente floreali, il tannino ben maturo ma ancora molto vivo e abbondante, una sensazione complessiva di equilibrio non ancora raggiunto. Tempo al tempo. Piacevole, per quanto azzardato, l’abbinamento con la crema di fagiolini dell’occhio della Lomellina con crostini di pane al burro, freguglie di aringa affumicata e olio extravergine d’oliva.

L’Orione 2007 è parso subito più espansivo, con un frutto più aperto, fragrante, inconfondibile nella sua tipicità, accompagnato da note balsamiche e da una bella speziatura fine; robusto in bocca, pieno, ben evoluto, saldo nel sostegno acido, lungo e preciso nel finale, lascia la sensazione di quei vini che stanno raggiungendo la maturità e la potranno mantenere per diversi anni. Abbastanza preponderante sul buonissimo risotto alla zucca e porcini secchi di Daniela Calvi (applauso in sala).

Ed eccoci all’Orione 2005, all'epoca affinato interamente in tonneaux per un anno. Lo riassaggio con curiosità dopo parecchi anni, e lo ritrovo intatto, evoluto certo, aperto in un ventaglio di profumi dove il mirtillo base lascia spazio ad altre, intriganti sfumature di frutti maturi e di erbe aromatiche, la bocca intensa e densa di fascino, armonica, viva, profonda. Degno compare del cinghiale in salmì con polenta.

La bavarese al mandarino con crumble di frutta secca è solo un corollario conviviale che mi permette di dare la parola a Laura Rustioni la quale racconta, con il calore e la passione che le sono propri, la sua storia d’amore con l’uva mornasca e il lavoro che l’ha portata a far emergere, assieme alla famiglia Cuneo, questa nuova realtà di un territorio che non finisce mai di riservare sorprese.

Francesco Beghi

Rinagraziamo Mauro Rossini per le fotografie