martedì 27 settembre 2016

7 ottobre 2016:
il Brut Millesimato
dell'azienda Monsupello
di Torricella Verzate



"Che cos'è la vita se non spumeggia il vino?", recita il titolo di un libro di Fabrizio Bernini sulla storia della vitivinicoltura in Oltrepò Pavese. E dunque, nel primo appuntamento della stagione 2016-2017, a OltreLaStoria torneremo a degustare le bollicine dell'azienda Monsupello di Torricella Verzate, celebrando la qualità del Brut Millesimato. Questo Metodo Classico della famiglia Boatti, infatti, ha da poco aggiunto al suo già ricco palmarès un ulteriore riconoscimento, ottenendo per la quarta volta i Tre Bicchieri del Gambero Rosso. In pieno accordo con l'azienda, abbiamo deciso di comporre la nostra verticale con tutti e quattro i millesimi premiati con i Tre Bicchieri nel corso degli anni. Ad aggiungere ulteriore carattere di eccezionalità alla serata ci penserà Marco Bertelegni, bravissimo enologo di Monsupello, con una sorpresa.


Scrivendo di Monsupello, è sempre doveroso ricordare la figura di Carlo Boatti. Scomparso nel gennaio del 2010, Boatti è stato artefice della crescita dall'azienda di Torricella Verzate nella seconda metà del Novecento. È sua, infatti, all'inizio degli anni Ottanta, la decisione di puntare sul Metodo Classico e di perseguire la via della qualità assoluta, scelte che faranno di Monsupello uno dei marchi di riferimento della spumantistica oltrepadana e nazionale. Nel 1984, su impulso di Boatti, nasceranno il marchio collettivo Classese e la relativa associazione per identificare, tutelare e promuovere il Metodo Classico dell'Oltrepò Pavese. Negli anni, tuttavia, l'associazione perderà di importanza e dal millesimo 2008 il marchio Classese scomparirà dall'etichetta del Brut Millesimato, che adotterà l'indicazione generica VSQ come gli altri Metodo Classico di Monsupello.

Ecco, infine, il menu proposto da Giorgio Liberti e Daniela Calvi.

Venerdì 7 ottobre 2016 - Ore 20.30
Il Brut Millesimato di Monsupello:
verticale di quattro annate


Insalata tiepida di baccalà, patate, ceci,
porro croccante e olio al ginepro
Brut Millesimato VSQ 2011

Farsulè di robiola di capra con fonduta di pere
Brut Millesimato VSQ 2008

Tortelli di zucca, amaretti e mostarda di Voghera
con funghi porcini freschi
Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero DOC
Classese Brut Millesimato 2006


Faraona disossata
con ripieno tradizionale della Valle Versa
Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero DOC
Classese Brut Millesimato 2004


Zuppetta di cachi
con infusione di cioccolato fondente e gelato alla cannella

La serata è proposta a 50 euro (tutto compreso).
I posti sono limitati e la prenotazione è indispensabile.
Per informazioni e prenotazioni: 0385.99726 (Ristorante Prato Gaio).

OltreLaStoria è un progetto di Matteo Berté, Francesco Beghi, Giorgio Liberti e Roger Marchi.

Roger Marchi

martedì 26 luglio 2016

I vini da uva mornasca
dell'azienda Cascina Gnocco
appunti dalla serata del 26/02/2016

La ventesima serata di OltreLaStoria ha rappresentato qualcosa di unico e particolarmente emozionante. Perché unico al mondo, nel senso letterale del termine, è stato il vino protagonista della nostra cena-degustazione. Ed emozionante perché ho avuto l’onore di veder nascere e crescere questo vino nell’azienda Cascina Gnocco di Nino Cuneo e di suo figlio Fabio sin dagli albori, dieci anni fa circa, con ripetute visite in azienda, assaggi dalla botte e considerazioni varie. Il tutto quando il vino non aveva ancora un nome e l'uva di Mornico (come era chiamata allora) non era ancora inserita nell’elenco dei vitigni autorizzati nella provincia di Pavia nonostante sia provata la sua presenza come vitigno autoctono in zona sin dall’Ottocento.

Ora il vino il nome ce l’ha – Orione – e dal 2010, grazie al lavoro congiunto con Laura Rustioni e Osvaldo Failla dell’Università di Milano, anche il vitigno è autorizzato, con il nome di mornasca. In questo post di Roger Marchi trovate maggiori approfondimenti sull’iter che ha portato al recupero di questo vitigno.

Il mio compito, invece, è quello di raccontare la serata del 26 febbraio. Buona presenza di pubblico, ma non il tutto esaurito: sicuramente un’occasione perduta per approfondire la conoscenza del territorio. È stato un grande piacere rivedere Giuliano Pozzi, ex presidente del Consorzio di Tutela Vini dell'Oltrepò Pavese e grande conoscitore delle cose buone del territorio oltrepadano, e il bravo Marco De Tomasi del blog Vitis, che ancora una volta è venuto dal Veneto in Oltrepò Pavese alla ricerca di storie esemplari da raccontare.

Ad aprire le danze non è però l’Orione bensì il Metodo Classico Brut Rosé ottenuto sempre dalla mornasca, un esperimento iniziato nel 2009. Da uve del millesimo 2011, 24 mesi sui lieviti, profumi netti di piccoli frutti rossi – il mirtillo come segno distintivo - e semi di melograno, una bocca robusta e pastosa con un residuo zuccherino avvertibile e la pienezza data da un’uva che non stenta a farsi riconoscere. Abbastanza rustico, se vogliamo, e dunque ben accompagnato al cotechino con sformato di lenticchie rosse.

Si passa poi all’Orione, il vero protagonista della serata. In degustazione abbiamo le annate prodotte con la mornasca del vecchio vigneto dell'azienda: la 2005 affinata in tonneau per un anno e la 2007 e 2008, affinate in parte in acciaio e in parte in legno. Si parte con l'Orione 2008, l'annata attualmente in commercio, e già questo dice molto sulle potenzialità di invecchiamento dell'Orione.

All’assaggio, infatti, sembra ancora fin troppo giovane, con il mirtillo proprio del vitigno, note di tabacco e spezie, anche sentori piacevolmente floreali, il tannino ben maturo ma ancora molto vivo e abbondante, una sensazione complessiva di equilibrio non ancora raggiunto. Tempo al tempo. Piacevole, per quanto azzardato, l’abbinamento con la crema di fagiolini dell’occhio della Lomellina con crostini di pane al burro, freguglie di aringa affumicata e olio extravergine d’oliva.

L’Orione 2007 è parso subito più espansivo, con un frutto più aperto, fragrante, inconfondibile nella sua tipicità, accompagnato da note balsamiche e da una bella speziatura fine; robusto in bocca, pieno, ben evoluto, saldo nel sostegno acido, lungo e preciso nel finale, lascia la sensazione di quei vini che stanno raggiungendo la maturità e la potranno mantenere per diversi anni. Abbastanza preponderante sul buonissimo risotto alla zucca e porcini secchi di Daniela Calvi (applauso in sala).

Ed eccoci all’Orione 2005, all'epoca affinato interamente in tonneau per un anno. Lo riassaggio con curiosità dopo parecchi anni, e lo ritrovo intatto, evoluto certo, aperto in un ventaglio di profumi dove il mirtillo base lascia spazio ad altre, intriganti sfumature di frutti maturi e di erbe aromatiche, la bocca intensa e densa di fascino, armonica, viva, profonda. Degno compare del cinghiale in salmì con polenta.

La bavarese al mandarino con crumble di frutta secca è solo un corollario conviviale che mi permette di dare la parola a Laura Rustioni la quale racconta, con il calore e la passione che le sono propri, la sua storia d’amore con l’uva mornasca e il lavoro che l’ha portata a far emergere, assieme alla famiglia Cuneo, questa nuova realtà di un territorio che non finisce mai di riservare sorprese.

Francesco Beghi

Rinagraziamo Mauro Rossini per le fotografie


lunedì 16 maggio 2016

27 maggio 2016:
il Riesling Gli Orti
dell'azienda Frecciarossa
di Casteggio

Giunta al suo ventiduesimo appuntamento, OltreLaStoria torna a Casteggio per proporvi, dopo il Landò de Le Fracce, un altro Riesling in purezza che va sicuramente annoverato fra i classici dell'Oltrepò Pavese. Protagonista della serata del 27 maggio prossimo sarà dunque il Riesling Gli Orti di Frecciarossa, azienda ricca di storia, che può vantare anche una lunga (e forse unica) tradizione nella coltivazione del nobile vitigno tedesco in terra oltrepadana.

Già negli anni Venti del Novecento, infatti, il riesling renano era impiegato in una delle quattro storiche etichette aziendali, La Vigne Blanche, vino che conobbe un grande successo internazionale e che venne prodotto fino agli anni Settanta quando una legge comunitaria vietò l'uso di nomi francesi in etichetta.

Il Riesling Gli Orti, prodotto con le uve del vigneto omonimo sotto la guida tecnica di Franco Bernabei fino al 2001 e di Gianluca Scaglione successivamente, inizia invece la sua storia nel 1990 come Riesling Renano, per poi diventare solo Riesling e finalmente assumere il nome attuale nel 2002, contemporaneamente al restyling dell'etichetta.

Grazie alla cortesia e disponibilità di Valeria Radici Odero, che guida oggi l'azienda, e alla meritoria presenza di un notevole archivio di bottiglie, Francesco Beghi ha potuto ripercorrere buona parte della storia del Riesling Gli Orti: otto annate in successione (dal 2014 non ancora in commercio al 2007), poi una puntata nei primi anni duemila (2002 e 2001) e infine un salto vertiginoso nel 1990.

Una verticale di notevole ampiezza che ha mostrato un'indubbia costanza qualitativa - confermata quest'anno dall'approdo alle finali dei Tre Bicchieri del Gambero Rosso e dall'Oscar Berebene - e che ha ribadito le peculiarità de Gli Orti. Un Riesling, come ha sottolineato Cristiano Garella (il giovane enologo che affianca Scaglione dal giugno 2014), che nasce in prima collina non su classici terreni marnosi, ma su un suolo di argilla rossa dal quale deriva una peculiare nota ferruginoso-ematica rintracciabile fra quelle di erbe aromatiche e macchia mediterranea (salvia, rosmarino, cisto) altrettanto tipiche di questo vino. Sul punto, potete leggere le note di degustazione degli amici Alberto Alfano e Vittorio Barbieri in un eccellente articolo del blog RieslinGarten, nel quale raccontano la loro verticale del 2014. Ecco, infine, il menu proposto da Giorgio Liberti e Daniela Calvi.


Venerdì 27 maggio 2016 - Ore 20.30
Il Riesling Gli Orti di Frecciarossa:
verticale di cinque annate


Duls in brüsc (petto di pollo lessato con salsa agrodolce)
Oltrepò Pavese Riesling DOC Gli Orti 2013

Crema di cipolle bianche con baccalà, capperi e salsa di acciughe
Oltrepò Pavese Riesling DOC Gli Orti 2011

Risotto alle erbe di campo
Oltrepò Pavese Riesling DOC Gli Orti 2008

Faraona disossata con ripieno tradizionale della Valle Versa
Oltrepò Pavese Riesling DOC Gli Orti 2002

Zuppetta di ananas profumata allo zenzero
con sorbetto di arancia e melissa

...e infine un assaggio di un'autentica rarità
Oltrepò Pavese Riesling DOC Gli Orti 1990

La serata è proposta a 50 euro (tutto compreso).
I posti sono limitati e la prenotazione è indispensabile.
Per informazioni e prenotazioni: 0385.99726 (Ristorante Prato Gaio).

OltreLaStoria è un progetto di Matteo Berté, Francesco Beghi, Giorgio Liberti e Roger Marchi.

Roger Marchi

lunedì 11 aprile 2016

La Barbera Vigna del Re
dell'azienda Marchese Adorno:
appunti dalla serata
del 6/11/2015

OltreLaStoria 19: già, siamo arrivati alla diciannovesima serata dell’avventura iniziata tre anni e mezzo fa e possiamo dire che la formula è ormai ben consolidata e apprezzata. Non solo: al gruppo degli avventori affezionati si aggiungono sempre facce nuove, anche da fuori provincia, talvolta pure dall’estero, come nel caso di questa cena dedicata alla Barbera Vigna del Re dell’azienda Marchese Adorno, che nasce dal vigneto La Fogliata, sito a 300 metri circa di altitudine nei pressi di Rocca Susella, Oltrepò Occidentale.

Per l’occasione, l’enologo Francesco Cervetti ha voluto fare le cose in grande: non solo cinque annate della verticale invece delle quattro consuete, ma anche il Riesling Superiore Arcolaio 2013 offerto come aperitivo, accompagnato da dadini di salva cremasco stagionato 6 mesi. Un vino elegante, ancora giovane e floreale, nel quale la componente minerale comincia appena a fare capolino.

Accomodati gli ospiti a tavola, parte il consueto rito introduttivo, annunciato dal campanellino di OltreLaStoria: Roger introduce Cervetti il quale racconta brevemente la storia dell’azienda e della sua importante rinascita degli ultimi anni voluta dal marchese Marcello Cattaneo Adorno. Con noi, al tavolo, in rappresentanza dell'azienda anche l’enologo “residente” Enrico Rovino, il direttore commerciale Mauro Camerini e l'agente Matteo Belcredi, aficionado di OltreLaStoria, cui va il merito di aver sollecitato questa serata. Fra gli ospiti, oltre ad alcuni produttori come Sandro Torti e il giovane Alessio Brandolini, Paolo Camozzi di Slow Wine e uno dei volti più noti del mondo vinicolo locale (e non solo), il sommelier pavese Carlo Aguzzi, da poco titolare insieme a Francesca Fiocchi del blog Wine Stop and Go.

Infine, grazie a Matteo Bertè, abbiamo avuto il piacere di ospitare due enologi cileni: José Maria Gallegos, consulente enologo del Vason Group e Gustavo Hormann, enologo dell'azienda Viña Montes.

Le danze le apre il Vigna del Re 2010, una Barbera in purezza elegante, profumata di frutti di bosco (mora e mirtillo), con cenni speziati e balsamici, buon equilibrio, bel nerbo. Non di grande potenza ma dall’intelaiatura ben delineata, in grado di consolidarsi nel tempo. Fin troppo per il tortino di patate e funghi porcini con fonduta di taleggio: d’altra parte, come ha sottolineato Giorgio Liberti, non si potevano proporre quattro secondi piatti a base di carne.

Seconda bottiglia il Vigna del Re 2008, a detta di quasi tutti il migliore della serata. Pieno e complesso senza appesantimenti superflui, un trionfo di frutti di bosco, di amarena e spezie, col mirtillo sempre in evidenza, elegante e solido, ben sorretto dall’acidità, rotondo e corposo, lungo e nitido nel finale; perfetto l’abbinamento con il risotto con salmì di lepre.

Con il Vigna del Re 2006 cambiano le carte in tavola. Fino al 2007, infatti, la gestione tecnica era affidata a Donato Lanati e il Vigna Del Re era prodotto con le uve del vigneto Costiolo di Rivanazzano, con la barbera (85%) integrata da croatina (15%) e uva rara (5%). Figlio di un’annata piuttosto fresca, entra in bocca con una sciabolata di acidità di quelle che ti ricordi anche il giorno dopo. Nonostante l’età, la freschezza è accentuata da franchi profumi di ciliegia, amarena, lampone. Carlo Aguzzi accanto a me annuisce: questo è il tipo di Barbera perfetto per chi lo intende un vino meno complesso e più beverino.

Del resto, mentre noi di OltreLaStoria assaggiavamo i vini in azienda il mese prima, avevamo quasi ringraziato un vino così, che permetteva di introdurre nel menu un piatto interlocutorio – zuppa di ceci con costina di maiale – prima del gran finale.

Con la guancia stufata nel vino rosso e polenta, infatti, serviamo la dicotomica coppia finale: Vigna del Re 2003 da annata torrida, e Vigna del Re 2002 da annata affogata nella pioggia.

Per la descrizione del primo lascio il microfono a Paolo Camozzi, due metri di cultura enogastronomica, il quale ci parla di un vino ovviamente caldo e alcolico, meno complesso nei profumi di frutti di bosco e spezie senza tuttavia cedimenti flaccidi e marmellatosi, solido e comunque ben sorretto dall’acidità, quindi sempre piacevole ancora a 12 anni dalla vendemmia, senza sbavature, didascalico per quanto riguarda annata e tecnica di lavorazione. Compagno ideale per il piatto. Del secondo parla invece Carlo Aguzzi. In questo caso, qualche bottiglia si è rivelata più fortunata di altre. La mia - che poi è anche la sua visto che siamo seduti accanto – ha tenuto parecchio bene, e parla di un vino figlio sì di un Dio minore, ma non troppo; acidità importante, ma struttura sorprendente, vista l’annata infelice. Profumi più evoluti, confettura di more e amarene, note di sottobosco e corteccia, un lieve inizio di ossidazione, ma ancora un bel colore e la dignità di chi sa comunque farsi valere anche se penalizzato da risorse minori quanto a materia prima.

Alla fine, zuppetta tiepida di cachi con infusione di cioccolato e gelato alla cannella, i consueti applausi alla chef Daniela Calvi e la consapevolezza di aver vissuto una serata di quelle “corpose”.

Francesco Beghi

Ringraziamo Mauro Rossini per le fotografie